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Norme ISO
Una tipica scena di smart working: lavorare in modo informale al computer, seduti al tavolo della cucina di casa.

Sicurezza Nel Telelavoro: Rischi e Soluzioni ISO 27001

Gestire la sicurezza dei dati nelle PMI italiane diventa più complesso quando il lavoro esce dai confini dell’ufficio e si adatta alla realtà del telelavoro. Oggi circa un terzo dei dipendenti in Europa lavora da remoto, scenario che obbliga le aziende a ripensare le proprie strategie di protezione. Le sfide non si limitano ai rischi informatici, ma riguardano anche la salute e l’organizzazione del lavoro. Scoprire come adottare misure efficaci permette di garantire sia la conformità normativa che la fiducia di clienti e partner.

Indice

Risultati Chiave

PuntoDettagli
Sicurezza nel TelelavoroLa sicurezza nel telelavoro è fondamentale per proteggere dati e sistemi, richiedendo misure tecnologiche e attenzione alla salute dei lavoratori.
Differenza tra Telelavoro e Smart WorkingQueste modalità, sebbene simili, hanno implicazioni legali e operative diverse, necessitando politiche di sicurezza adeguate.
Rischi InformaticiIl telelavoro espone a rischi specifici come phishing e accessi non autorizzati, che richiedono formazione continua dei dipendenti.
Normative e ObblighiLe aziende devono rispettare normative specifiche per il telelavoro, inclusa la valutazione dei rischi e l’assicurazione per i lavoratori.

Cos’è la sicurezza nel telelavoro e perché conta

La sicurezza nel telelavoro rappresenta l’insieme di misure, processi e tecnologie messe in atto per proteggere i dati, i sistemi informatici e le persone che lavorano da remoto. Non riguarda solo la protezione dei computer o delle informazioni riservate, ma investe l’intera esperienza lavorativa quando i dipendenti operano al di fuori dell’ufficio tradizionale. Si estende dalla corretta configurazione dei dispositivi all’adozione di comportamenti consapevoli, dalla gestione delle connessioni di rete fino alla prevenzione degli accessi non autorizzati ai dati aziendali.

In Europa, circa un terzo dei dipendenti lavora in remoto o con modalità ibride, trasformando radicalmente il modo in cui le aziende gestiscono la sicurezza. Questo cambiamento ha reso necessario adattare le strategie tradizionali di protezione perché i rischi sono completamente diversi rispetto agli uffici fisici. I problemi vanno oltre la sicurezza informatica: ricerche mostrano che il telelavoro comporta problemi muscolo-scheletrici da postazioni non ergonomiche, isolamento sociale, aumento del carico di lavoro e affaticamento visivo. Una strategia di sicurezza completa nel telelavoro deve integrare protezione tecnologica e protezione della salute umana.

Ma perché importa così tanto? Una fuoriuscita di dati da una password debole, un file condiviso su una rete pubblica o un dipendente che usa un dispositivo personale non protetto può costare migliaia di euro in multa, perdita di credibilità e danno reputazionale. Le PMI italiane che cercano la certificazione ISO 27001 scopriranno che la sicurezza nel telelavoro è uno dei requisiti centrali dello standard. Quando i vostri dati sono sparsi tra case diverse, reti wifi casalinghe e dispositivi personali, il controllo diventa più difficile ma ancora più critico. I vostri clienti, partner commerciali e dipendenti si affidano a voi per mantenere i loro dati al sicuro, indipendentemente da dove il lavoro avvenga. Implementare policy di sicurezza adeguate per le PMI non è opzionale: è il fondamento su cui costruire fiducia e conformità normativa.

Consiglio professionale Iniziate mappando dove vengono acceduti, elaborati e archiviati i vostri dati più sensibili in ambito di telelavoro: questa consapevolezza è il primo passo concreto verso la riduzione dei rischi.

Differenza tra telelavoro e smart working

Molti usano i termini “telelavoro” e “smart working” come sinonimi, ma in Italia rappresentano due modalità ben distinte con implicazioni legali e organizzative molto diverse. Questa distinzione è fondamentale per le PMI che devono implementare correttamente le politiche di sicurezza e conformità. Il telelavoro è una modalità di lavoro con caratteristiche molto precise: prevede una postazione fissa, orari di lavoro stabiliti e vincoli ben definiti. Lo smart working, invece, è molto più flessibile: non ha vincoli orari rigidi, consente di lavorare da diversi luoghi e offre maggiore autonomia nel gestire il tempo e lo spazio di lavoro.

Secondo la normativa italiana, la Legge 81/2017 definisce lo smart working come una modalità flessibile senza vincoli orari o di luogo, mentre il telelavoro è regolamentato dall’Accordo Interconfederale 2004 e prevede una postazione fissa con orari concordati. La differenza non è puramente lessicale: ha conseguenze concrete sulla gestione della sicurezza informatica, sulla responsabilità aziendale e sulla protezione dei dati personali. Nel telelavoro tradizionale, l’azienda ha un controllo maggiore perché sa esattamente dove e quando i dati vengono elaborati. Nello smart working, poiché il dipendente può lavorare da casa, da un bar, da una biblioteca o in movimento, il livello di flessibilità aumenta ma anche i rischi di sicurezza si moltiplicano.

Per le PMI che cercano la certificazione ISO 27001, questa distinzione è cruciale perché l’ISO 27001 richiede che l’azienda mantenga il controllo sulla gestione e la protezione dei dati, indipendentemente dalla modalità di lavoro. Nel telelavoro tradizionale potete implementare misure di sicurezza fisiche più stringenti sulla postazione fissa. Nello smart working dovete garantire protezione su molteplici locazioni e contesti. Entrambi richiedono che il datore di lavoro garantisca salute e sicurezza ai dipendenti, ma gli strumenti e le strategie cambiano significativamente. Un ambiente di lavoro remoto fisso è più semplice da proteggere rispetto a uno distribuito e mobile. Che sia telelavoro o smart working, però, la vostra azienda mantiene la responsabilità legale di proteggere i dati e garantire ambienti di lavoro sicuri.

Ecco una tabella di confronto tra telelavoro e smart working, utile per distinguere i due modelli in modo pratico:

AspettoTelelavoroSmart Working
Postazione di lavoroFissa e definitaVariabile e flessibile
Orario di lavoroStabilito e concordatoGestito autonomamente dal dipendente
Controlli di sicurezzaMaggiori, centralizzati dall’aziendaMeno controlli, serve sicurezza distribuita
Impatto legaleNorme precise e responsabilità chiareResponsabilità più complesse e variabili

Consiglio professionale Verificate nella documentazione aziendale quale modalità state effettivamente utilizzando, perché questa classificazione influisce direttamente su come strutturare le vostre politiche di sicurezza informatica e sulla distribuzione delle responsabilità legali.

Principali rischi informatici nel lavoro da remoto

Quando i vostri dipendenti lavorano da casa, gli attacchi informatici non vanno in pausa. Al contrario, i criminali vedono il telelavoro come un’opportunità: meno protezioni fisiche, reti wifi casalinghe meno sicure, dispositivi personali mescolati con dati aziendali. I rischi informatici nel lavoro remoto sono significativamente diversi da quelli dell’ufficio tradizionale e molto più difficili da controllare. Il primo grande nemico è il phishing, ovvero email ingannevoli che sembrano arrivare da contatti fidati ma nascondono link malevoli o allegati che infettano il computer. Un dipendente che clicca su un link di phishing da casa, magari distratto, potrebbe dare accesso a criminali che rubano credenziali, dati clienti o informazioni riservate.

Smart working, dipendente resta sconvolto dopo l'allarme sulla sicurezza informatica

Altri rischi critici includono gli accessi non autorizzati dovuti a vulnerabilità nelle reti domestiche e l’uso improprio dei dispositivi digitali. La rete wifi casalinga probabilmente non ha i firewall e le protezioni che avrebbe l’ufficio aziendale. Se un dipendente si connette da una rete condivisa, un’altra persona sulla stessa rete potrebbe potenzialmente intercettare dati. Aggiungeteci il social engineering, dove gli attaccanti contattano i dipendenti fingendosi amministratori IT chiedendo password o accessi: nel caos del lavoro remoto, dove ci sono meno verifiche formali, funziona ancora meglio. Anche i dispositivi personali rappresentano un pericolo: uno smartphone o un laptop non gestito dall’azienda non ha gli stessi standard di sicurezza, gli aggiornamenti potrebbero mancare, e il dipendente potrebbe usarlo per accedere contemporaneamente a reti pubbliche non sicure.

La maggior parte di questi rischi potrebbe essere mitigata con una corretta educazione dei lavoratori sulle politiche aziendali di telelavoro e aumentando la consapevolezza riguardo alle minacce digitali. Per le PMI che vogliono certificarsi ISO 27001, la gestione di questi rischi non è opzionale: lo standard richiede che identifichiate, documentiate e affrontiate attivamente ogni minaccia informatica. Dovete sapere quale dipendente accede a quali dati, da quale dispositivo, da quale rete, e in quali momenti. Senza questa tracciabilità e consapevolezza, siete esposti a perdite di dati che potrebbero costarvi sanzioni, ricatti da ransomware o violazioni della privacy di clienti e fornitori.

Qui trovi una sintesi delle principali misure per ridurre i rischi informatici nel telelavoro:

RischioSoluzione consigliataImpatto sulla sicurezza
PhishingFormazione e simulazioni periodicheRiduce drasticamente accessi illeciti
Accessi non autorizzatiVPN e autenticazione a due fattoriAumenta il controllo su dati e utenti
Dispositivi insicuriFornitura di device aziendali protettiUniforma gli standard di protezione

Consiglio professionale Implementate una policy che obblighi l’uso di una VPN per tutte le connessioni remote e rendete obbligatorio l’autenticazione a due fattori per accedere ai sistemi aziendali: sono due misure semplici che bloccano la maggior parte degli attacchi comuni nel telelavoro.

Normative italiane e obblighi per le aziende

In Italia, il telelavoro non è una zona grigia senza regole. La normativa è molto precisa, e le aziende che non la rispettano rischiano sanzioni significative, cause legali e danni reputazionali. Il pilastro principale è il Decreto Legislativo 81/2008, la norma sulla salute e sicurezza sul lavoro che impone al datore di lavoro la responsabilità della protezione anche per i lavoratori a distanza. Non potete delegare questa responsabilità ai dipendenti o fingervi ignari: dal momento in cui un vostro collaboratore lavora da remoto, voi siete tenuti a garantirgli lo stesso livello di sicurezza che avreste offerto in ufficio. Questo significa che le aziende devono valutare i rischi legati al lavoro remoto, fornire informazioni chiare, garantire postazioni ergonomiche e attrezzature sicure.

Un aspetto cruciale che molte PMI sottovalutano è l’aggiornamento del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR). Se il vostro DVR non include specificamente il lavoro a distanza, non state rispettando la legge. Dovete documentare quali rischi comporta il telelavoro per la vostra azienda, come il phishing, gli accessi non autorizzati, la perdita di dati. Inoltre, dovete garantire l’assicurazione infortuni per i lavoratori remoti e riconoscere il diritto alla disconnessione, un aspetto sempre più importante per la salute mentale dei dipendenti. La normativa italiana è stata aggiornata negli ultimi anni proprio per rispondere all’aumento del lavoro remoto post-pandemia: le nuove disposizioni sottolineano la necessità di misure di sicurezza specifiche e definiscono obblighi chiari sia per i datori di lavoro che per i dipendenti, inclusa la tutela della privacy e la formazione sulla sicurezza.

Per le PMI che vogliono ottenere la certificazione ISO 27001, il rispetto della normativa italiana è non solo obbligatorio per legge, ma anche un prerequisito essenziale dello standard. L’ISO 27001 richiede che gestiate i rischi informatici in linea con la legislazione applicabile. Se violate il D.Lgs. 81/2008, non potete essere certificati ISO 27001. Dovete implementare procedure di riservatezza dei dati che rispettino sia il GDPR che le normative sulla sicurezza nel lavoro remoto. La conformità non è un compito una tantum: è un processo continuo di monitoraggio, aggiornamento e formazione dei vostri dipendenti. Se non siete in regola oggi, domani rischiate una multa amministrativa che può variare da 2000 a 10000 euro, oltre a possibili cause civili se un incidente di sicurezza causa danni.

Consiglio professionale Nominate un responsabile della sicurezza nel telelavoro che verifichi trimestralmente se il vostro DVR riflette effettivamente i rischi attuali e se tutti i dipendenti remoti hanno ricevuto la formazione obbligatoria: è un piccolo investimento che vi protegge legalmente.

Ruolo della ISO 27001 nella protezione dati

La ISO 27001 non è solo una certificazione che potete appendere sulla parete dell’ufficio. È uno standard internazionale che trasforma il modo in cui la vostra PMI gestisce, protegge e governa i dati sensibili, specialmente nel contesto del telelavoro. Quando implementate la ISO 27001, state creando un Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni (SGSI) che copre l’intera organizzazione: dalla politica di sicurezza alle procedure operative, dai controlli tecnici all’addestramento dei dipendenti. Nel telelavoro, dove i dati viaggiano su reti domestiche, attraverso dispositivi personali e in ambienti meno controllati, questo sistema diventa il vostro scudo principale.

Il ruolo della ISO 27001 è quello di creare un framework strutturato che identifica i vostri asset informativi più preziosi, quantifica i rischi associati a ogni minaccia, e implementa controlli proporzionati per ridurre questi rischi a livelli accettabili. Comprendere i fattori di successo della ISO 27001 significa riconoscere che la sicurezza non è solo responsabilità del reparto IT, ma di tutta l’organizzazione. Nel telelavoro, ciò significa che ogni dipendente diventa consapevole di come i propri comportamenti impattano sulla sicurezza: usare una password debole, connettersi a una rete wifi pubblica senza VPN, o cliccare su un link di phishing non sono più errori individuali, ma violazioni di una politica aziendale documentata. La ISO 27001 trasforma questi comportamenti da pratiche casuali a prassi controllate e monitorate.

Per le PMI italiane, la ISO 27001 rappresenta anche una risposta diretta ai requisiti del GDPR e della normativa italiana sulla sicurezza dei dati. Quando la certificazione è in vigore, dimostra ai vostri clienti, partner e autorità che state prendendo seriamente la protezione dei dati personali. Nel telelavoro, questo è ancora più critico: un cliente che affida i propri dati sensibili a una PMI remota ha il diritto di sapere che esiste un sistema robusto di protezione. La ISO 27001 fornisce questa garanzia attraverso audit esterni indipendenti, controlli periodici e un processo di miglioramento continuo. Senza questo standard, state operando senza una mappa: con la ISO 27001, sapete esattamente dove sono i vostri dati, chi vi accede, come sono protetti, e cosa fare se qualcosa va storto.

Un aspetto spesso trascurato è che la ISO 27001 rende la vostra PMI assicurabile e finanziabile. Molti assicuratori richiedono questa certificazione prima di coprire rischi cyber. Molti bandi pubblici per forniture di servizi la richiedono come prerequisito. Investire nella ISO 27001 non è quindi solo una questione di sicurezza, ma di accesso al mercato e di credibilità commerciale nel contesto in cui il telelavoro è ormai norma.

Consiglio professionale Iniziate con un audit di gap analysis per comprendere quanto la vostra azienda è già vicina allo standard ISO 27001: spesso avrete già il 30-40% dei controlli necessari implementati, e questo riduce significativamente il tempo e il costo per la certificazione completa.

Errori comuni e soluzioni efficaci in telelavoro

Gli errori nel telelavoro spesso si ripetono perché non sono visibili immediatamente come quelli in ufficio. Un dipendente che lavora da una scrivania improvvisata con una postura scorretta non crea allarmi evidenti nei primi giorni, ma dopo settimane inizia il dolore alla schiena. Una password debole non causa problemi finché un attaccante non la scopre. Gli errori comuni nel telelavoro vanno ben oltre la sicurezza informatica: includono postazioni non ergonomiche, mancanza di pause regolari, scarsa gestione dello stress e isolamento sociale che danneggia sia la salute che la produttività. Per le PMI, il costo nascosto di questi errori è enorme: assenteismo, turnover di personale, perdita di dati, riduzione della morale.

Le soluzioni efficaci iniziano con la fornitura di strumenti adeguati. Molte PMI pensano erroneamente che il telelavoro sia a carico del dipendente, ma la legge italiana e lo standard ISO 27001 richiedono che forniate attrezzature sicure: una sedia ergonomica, uno schermo, una tastiera, un computer protetto. Non basta dire “lavora da casa come preferisci”. Dovete fornire anche formazione sulla gestione del tempo e della salute mentale, insegnare ai dipendenti come riconoscere i segnali di stress e isolamento. Le difficoltà nel gestire il carico di lavoro e i rischi psicosociali sono significative nel lavoro remoto: senza interventi consapevoli, i dipendenti lavorano più ore, bruciano le vacanze per completare i compiti e sviluppano problemi di ansia.

Infografica: principali rischi del lavoro da remoto e soluzioni secondo gli standard ISO

Un errore diffuso è non implementare il diritto alla disconnessione. Un dipendente remoto che può essere contattato a qualsiasi ora su Slack, Teams o email non si disconnette mai veramente. Questo esaurisce rapidamente le risorse mentali. La soluzione è una politica aziendale chiara che stabilisce quando i dipendenti devono essere raggiungibili e quando possono staccarsi. Inoltre, i modelli ibridi aiutano: alternare giorni di lavoro da remoto con giorni in ufficio crea equilibrio e combatte l’isolamento. Promuovere il collegamento sociale tra colleghi attraverso videochiamate casuali, riunioni di team regolari e incontri in persona mensili mantiene la cultura aziendale viva. Infine, un errore critico è sottovalutare le valutazioni dei rischi specifiche per il telelavoro. Senza documentare i rischi che i vostri dipendenti affrontano lavorando da remoto, non state rispettando la normativa, non state implementando ISO 27001 correttamente, e non state proteggendo l’azienda legalmente.

Consiglio professionale Implementate un questionario trimestrale anonimo dove i dipendenti segnalano problemi ergonomici, isolamento e stress: i dati vi permetteranno di identificare rapidamente quali misure correggere e di dimostrare alle autorità che state monitorando attivamente il benessere nel telelavoro.

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Affrontare i rischi specifici del telelavoro richiede una strategia chiara e certificata che metta al centro la sicurezza dei dati e la conformità normativa. Questo articolo ha evidenziato le sfide legate a password deboli, reti domestiche insicure e gestione delle postazioni di lavoro. Per le PMI italiane ottenere la certificazione ISO 27001 rappresenta un passo fondamentale per dimostrare una gestione dei rischi efficace e tutelare la propria reputazione.

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Frequently Asked Questions

Quali sono i principali rischi informatici nel telelavoro?

I principali rischi informatici nel telelavoro includono il phishing, accessi non autorizzati attraverso reti domestiche vulnerabili, e l’uso di dispositivi personali non protetti. Questi fattori aumentano le probabilità di furti di dati e attacchi informatici.

Come può la certificazione ISO 27001 migliorare la sicurezza nel telelavoro?

La certificazione ISO 27001 fornisce un framework strutturato per gestire e proteggere i dati sensibili. Aiuta le aziende a identificare i rischi associati al telelavoro e implementare controlli per mitigare tali minacce, garantendo così la sicurezza delle informazioni.

Qual è la differenza tra telelavoro e smart working in termini di sicurezza?

Il telelavoro prevede una postazione fissa e orari definiti, consentendo un controllo maggiore sui dati. Lo smart working, essendo più flessibile riguardo ai luoghi e agli orari, richiede misure di sicurezza più adattabili e distribuite, aumentando i potenziali rischi.

Quali misure di sicurezza devono implementare le PMI per garantire la protezione dei dati nel telelavoro?

Le PMI devono fornire strumenti adeguati e formazione ai dipendenti, implementare VPN e autenticazione a due fattori, e aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi per riflettere i rischi specifici legati al telelavoro.

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