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Norme ISO
Imprenditrice che controlla un documento di certificazione nel suo ufficio

Certificazione di terza parte per le PMI: cos’è e perché conta

La certificazione di terza parte è un’attestazione indipendente rilasciata da un organismo esterno accreditato, che verifica la conformità di un sistema di gestione ai requisiti di uno standard tecnico come ISO 27001. Non è un’autovalutazione né una verifica commissionata da un cliente: è un giudizio imparziale, emesso da chi non ha interessi commerciali nel risultato.

Per una PMI italiana, questo dettaglio cambia tutto. Clienti enterprise, stazioni appaltanti pubbliche e partner esteri accettano la certificazione di terza parte come prova sufficiente, senza richiedere audit aggiuntivi. Gli standard più rilevanti per la sicurezza delle informazioni sono ISO 27001 (sistema di gestione della sicurezza), ISO 27017 (controlli per i servizi cloud) e ISO 27018 (protezione dei dati personali nel cloud). In Italia, l’ente nazionale di accreditamento è Accredia.

Come riconoscere subito un certificato autentico:

  • Numero univoco del certificato
  • Ambito (scope): sedi, processi e servizi coperti
  • Data di rilascio e data di scadenza (validità triennale)
  • Logo o riferimento esplicito all’organismo di accreditamento (Accredia o equivalente internazionale)

Un consiglio: Prima di accettare un certificato da un fornitore, verificate sempre che l’organismo emittente sia accreditato da Accredia o da un membro degli accordi EA/ILAC. Un certificato privo di questo riferimento ha valore commerciale limitato e non è riconosciuto nelle gare pubbliche.


Indice

Qual è la differenza tra certificazione di prima, seconda e terza parte?

I tre tipi di audit rispondono a esigenze diverse e offrono livelli di credibilità crescenti.

  • Prima parte (audit interno): l’organizzazione valuta se stessa. Utile per la preparazione interna e il miglioramento continuo, ma non ha valore probatorio verso l’esterno.
  • Seconda parte (audit del cliente o del committente): un cliente verifica il proprio fornitore. Frequente nelle supply chain strutturate, ma limitato: ogni cliente conduce il proprio audit, con criteri diversi e costi ripetuti per il fornitore.
  • Terza parte (organismo esterno accreditato): un ente indipendente, accreditato secondo standard internazionali, valuta il sistema di gestione rispetto ai requisiti dello standard. Il risultato è riconoscibile da tutti i clienti simultaneamente.

Scenario pratico: una PMI lombarda che fornisce servizi IT a tre clienti enterprise riceve ogni anno tre audit di seconda parte separati, con documentazione diversa per ciascuno. Ottenendo la certificazione ISO 27001 di terza parte, sostituisce tutti e tre con un unico certificato accettato da tutti i clienti, riducendo il carico operativo e aumentando la credibilità.


Chi rilascia la certificazione e perché l’accreditamento è determinante

La certificazione è emessa da un organismo di certificazione (OdC), una struttura specializzata che conduce gli audit e, se l’esito è positivo, rilascia il certificato. Ma non tutti gli OdC hanno lo stesso peso.

Un auditor guida una riunione con il team per la certificazione ISO.

L’accreditamento attesta la competenza e l’imparzialità degli organismi di certificazione. In Italia questo riconoscimento è rilasciato da Accredia, l’ente unico nazionale designato ai sensi del Regolamento (CE) n. 765/2008. L’accreditamento non è facoltativo per chi vuole operare con piena credibilità: è la garanzia che l’OdC segue procedure rigorose, mantiene l’indipendenza dagli interessi commerciali e aggiorna continuamente le competenze dei propri auditor.

Gli accordi di mutuo riconoscimento internazionale (EA per l’Europa, ILAC a livello globale) fanno sì che un certificato accreditato da Accredia sia riconosciuto anche da clienti e autorità in Germania, Francia, Regno Unito e oltre. Un certificato non accreditato, al contrario, può essere rifiutato in gara o non accettato da partner esteri.

Cosa verificare su un certificato:

  • Nome e numero di accreditamento dell’OdC
  • Standard di riferimento (es. ISO 27001:2022) e versione
  • Ambito preciso: quali sedi, quali processi, quali servizi sono inclusi
  • Data di scadenza e ciclo di sorveglianza

Perché la certificazione di terza parte conta per le imprese italiane

Le certificazioni ISO 27001 in Italia sono cresciute negli ultimi due anni, spinte dalla necessità contrattuale nelle supply chain e dall’allineamento ai requisiti della direttiva NIS2, più che da un obbligo normativo diretto. Questo dato riflette un cambiamento strutturale: la certificazione non è più un’opzione per le PMI che operano in filiere digitali, ma una condizione di accesso.

Sul fronte della supply chain, il vantaggio è immediato. Un certificato di terza parte sostituisce gli audit ripetuti dei clienti, abbatte i costi di verifica e accelera i processi di qualificazione fornitori. Per l’export, gli accordi di mutuo riconoscimento rendono il certificato spendibile senza adattamenti nei principali mercati europei.

Rispetto alla direttiva NIS2, ISO 27001 copre la maggior parte dei temi richiesti: gestione del rischio, continuità operativa, sicurezza della catena di fornitura, gestione degli incidenti. La certificazione non sostituisce la compliance legale, ma dimostra che i processi sono strutturati e documentati, riducendo significativamente il lavoro di adeguamento.

Un consiglio: Inserite il numero del certificato e l’ambito nei capitolati tecnici e nelle presentazioni commerciali B2B. Molti responsabili acquisti enterprise usano la presenza della certificazione come filtro preliminare: renderla visibile riduce i tempi di qualificazione.

Gli impatti della certificazione ISMS vanno oltre la conformità: rafforzano la reputazione, aprono mercati e riducono il rischio operativo percepito dai clienti.

Infografica che illustra le fasi del percorso di certificazione ISO


Come funziona il processo di certificazione ISO per una PMI

Il percorso verso la certificazione segue fasi definite, con tempi e impegni prevedibili.

  1. Gap analysis: confronto tra lo stato attuale dell’organizzazione e i requisiti dello standard. Identifica le lacune e definisce le priorità di intervento.
  2. Implementazione del sistema di gestione (ISMS): definizione delle policy, del registro dei rischi, della Dichiarazione di Applicabilità (SoA) e dei processi documentati.
  3. Audit di certificazione, fase 1: l’OdC esamina la documentazione e verifica che il sistema sia pronto per la fase successiva.
  4. Audit di certificazione, fase 2: verifica sul campo dell’effettiva implementazione. L’OdC raccoglie evidenze, identifica eventuali non conformità e valuta le azioni correttive.
  5. Rilascio del certificato: se l’esito è positivo, il certificato viene emesso con validità triennale.
  6. Sorveglianze annuali: visite periodiche per verificare il mantenimento del sistema. Il certificato ha validità triennale ed è mantenuto tramite queste visite.
  7. Rinnovo triennale: nuovo ciclo di audit completo al termine del periodo.

Per una PMI, la timeline realistica va da 6 a 12 mesi dalla gap analysis al rilascio del certificato, in funzione della complessità organizzativa e delle risorse dedicate. Le voci di costo principali includono la consulenza per l’implementazione, la formazione del personale, le tariffe dell’OdC per gli audit e gli eventuali strumenti tecnici di supporto.

Documenti chiave richiesti dall’OdC:

  • Dichiarazione di Applicabilità (SoA)
  • Registro dei rischi e risultati della valutazione
  • Policy di sicurezza delle informazioni
  • Report degli audit interni
  • Verbali di riesame della direzione
  • Evidenze delle azioni correttive su non conformità

Per molte PMI, il valore della ISO 27001 non sta nell’introdurre misure nuove, ma nel dare ordine e metodo a misure già esistenti, collegandole ai rischi aziendali tramite la SoA. La guida completa ai passaggi per ISO 27001 di Securityhub dettaglia ogni fase con le relative evidenze richieste.


Come verificare che una certificazione sia autentica e di terza parte

Prima di accettare un certificato come prova di conformità, il procurement deve eseguire una verifica strutturata. Ecco la checklist operativa.

  1. Controllare numero e data di scadenza: un certificato scaduto non ha valore. Verificare che la data di scadenza sia futura e che le sorveglianze siano state effettuate.
  2. Leggere l’ambito (scope): verificare che le sedi, i processi e i servizi rilevanti per il contratto siano esplicitamente inclusi nell’ambito dichiarato.
  3. Identificare l’organismo emittente: il nome dell’OdC deve essere chiaramente indicato sul certificato.
  4. Verificare l’accreditamento dell’OdC: consultare il registro degli organismi accreditati su Accredia per confermare che l’OdC sia accreditato per lo standard specifico (es. ISO 27001).
  5. Richiedere il report d’audit: un certificato autentico è sempre accompagnato da un report che documenta le evidenze raccolte, le non conformità rilevate e le azioni correttive adottate.
  6. Verificare la coerenza tra certificato e report: lo scope, la data e il nome dell’organizzazione devono coincidere in entrambi i documenti.

Segnali di allarme:

  • Nessun riferimento all’accreditamento sul certificato
  • Ambito vago o generico («tutta l’organizzazione» senza dettaglio di sedi o processi)
  • Impossibilità di ottenere il report d’audit
  • OdC non presente nel registro Accredia

Cosa non garantisce la certificazione di terza parte

La certificazione non è una garanzia assoluta. Chiarire i limiti evita aspettative errate e decisioni di procurement basate su premesse false.

  • Non sostituisce la compliance legale: gli organismi di certificazione verificano la conformità ai requisiti dello standard, non agli obblighi di legge. ISO 27001 non equivale automaticamente a conformità al GDPR, alla NIS2 o ad altre normative specifiche.
  • Non certifica l’assenza di vulnerabilità: dimostra che esiste un processo strutturato di gestione del rischio, non che tutti i rischi siano eliminati.
  • Vale solo per l’ambito dichiarato: sedi, processi o servizi esclusi dallo scope non sono coperti. Un fornitore certificato per la sede principale potrebbe avere filiali o servizi cloud non inclusi nel certificato.
  • Ha una durata definita: un certificato scaduto o con sorveglianze non effettuate perde il suo valore probatorio.
  • Certificazioni non accreditate: esistono certificati emessi da OdC privi di accreditamento. Hanno valore commerciale ridotto e non sono riconosciuti nelle gare pubbliche o nei mercati internazionali.

Come scegliere un organismo di certificazione

La scelta dell’OdC influisce sulla qualità dell’audit, sulla credibilità del certificato e sui costi reali del processo.

Criteri di valutazione:

  • Accreditamento Accredia per lo standard specifico (ISO 27001, ISO 27017, ISO 27018)
  • Esperienza documentata nel settore dell’organizzazione (servizi cloud, dati personali, PA)
  • Competenza degli auditor sugli standard richiesti, verificabile tramite curriculum o referenze
  • Lingua del report e modalità di gestione delle non conformità

Domande da porre prima di firmare:

  • Qual è l’ambito esatto dell’accreditamento per ISO 27001?
  • Come vengono gestite le non conformità rilevate in fase 2?
  • Quali sono le tempistiche per il rilascio del certificato dopo l’audit?
  • Il report sarà disponibile in italiano?

Segnali di allarme:

  • OdC non presente nel registro Accredia
  • Pressioni per ridurre l’ambito al fine di abbassare i costi
  • Offerte con prezzi molto bassi senza dettaglio delle giornate di audit previste

Un consiglio: Chiedete sempre esempi di report di audit precedenti (anonimizzati) e referenze di aziende del vostro settore. Un OdC serio non ha difficoltà a fornirli. Se per la documentazione tecnica in lingue straniere serve supporto, una traduzione certificata dei documenti ISO può essere necessaria per audit internazionali.


Punti chiave

La certificazione di terza parte accreditata è l’unica forma di attestazione ISO riconosciuta nelle gare pubbliche, nella supply chain internazionale e nell’allineamento a NIS2.

PuntoDettagli
Definizione operativaUn organismo esterno accreditato verifica la conformità del sistema di gestione a uno standard come ISO 27001.
Ruolo di AccrediaAccredia è l’ente nazionale che accredita gli OdC ai sensi del Regolamento (CE) n. 765/2008; il suo logo sul certificato garantisce il riconoscimento internazionale.
Verifica dell’autenticitàControllare numero, scope, data di scadenza e accreditamento dell’OdC nel registro Accredia prima di accettare un certificato.
Limiti da conoscereIl certificato vale per l’ambito dichiarato e non sostituisce la compliance legale; le sorveglianze annuali sono obbligatorie per mantenerlo valido.
SecurityhubSecurityhub supporta le PMI italiane nell’assessment, nella preparazione documentale e nel percorso di certificazione ISO 27001, ISO 27017 e ISO 27018.

La certificazione non è un bollino: è un sistema

La questione che più spesso vedo sottovalutata dalle PMI non è tecnica. È concettuale. Molte organizzazioni affrontano la certificazione come un progetto a termine: si ottiene il certificato, si archivia la documentazione, si torna alle attività ordinarie. Questo approccio porta quasi sempre a non conformità nelle sorveglianze successive e a un sistema che esiste sulla carta ma non nella pratica.

La certificazione di terza parte ha valore proprio perché l’audit non si esaurisce al rilascio del certificato. Le visite di sorveglianza annuali verificano che il sistema sia vivo, aggiornato e integrato nei processi reali. Un’organizzazione che costruisce la documentazione ISO in parallelo rispetto all’operatività quotidiana non supera agevolmente questi controlli. Chi invece integra i requisiti ISO nei processi esistenti, senza creare strutture parallele, trova l’audit di sorveglianza molto meno oneroso.

Il consiglio pratico che Securityhub dà alle PMI è questo: iniziate dalla gap analysis per capire cosa già fate correttamente, poi costruite il sistema di gestione attorno a quei processi reali. La documentazione deve descrivere ciò che l’organizzazione fa davvero, non ciò che vorrebbe fare.


Securityhub affianca le PMI italiane nel percorso di certificazione ISO

Le PMI che cercano la certificazione ISO 27001, ISO 27017 o ISO 27018 si trovano spesso a gestire un processo complesso senza le risorse interne per farlo in modo efficace. Securityhub offre un percorso strutturato che parte dall’assessment iniziale e arriva al supporto durante gli audit dell’OdC.

Securityhub

I servizi includono: assessment del sistema di gestione esistente, preparazione della documentazione richiesta (SoA, registro dei rischi, policy, procedure), formazione del personale e affiancamento durante le fasi di audit. Per le PMI che operano in ambito cloud, Securityhub copre anche le certificazioni ISO 27017 e ISO 27018, con competenze specifiche sulla protezione dei dati personali e sulla sicurezza dei servizi cloud.

Il primo passo è un’analisi preliminare senza impegno: contattate Securityhub tramite la pagina dedicata alla certificazione ISO 27001 per ricevere una valutazione dello stato attuale e un piano d’azione personalizzato.


Fonti e riferimenti normativi

  • Accredia: cos’è l’accreditamento — definizione, ruolo e accordi internazionali
  • Accredia: organismi di certificazione dei sistemi di gestione — requisiti e funzionamento degli OdC
  • Garante Privacy: accreditamento e certificazione ai sensi del GDPR — implicazioni per la protezione dei dati
  • Accredia / Garante Privacy: Booklet FAQ Certificazione — guida pratica su certificazione e accreditamento GDPR
  • UNI CEI EN ISO 17021-1:2015: introduzione all’audit e certificazione — standard di riferimento per gli OdC
  • Regolamento (CE) n. 765/2008 — quadro normativo europeo sull’accreditamento
  • Registro degli organismi accreditati Accredia — per verificare l’accreditamento di un OdC

Per la verifica dei certificati: il registro pubblico di Accredia consente di cercare per standard (es. ISO 27001) e per organismo, confermando l’ambito e lo stato dell’accreditamento in tempo reale.

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security

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